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Opportunità scaccia crisi per gli Albergatori: nuove fonti rinnovabili
2 Marzo 2010
La scelta di tanti albergatori e di immobiliaristi aspiranti tali di pensare ad una “speculazione elettrica” ha un fondamento logico solido.
Realizzare o ristrutturare residenze ad uso alberghiero inserendo nella progettazione, impianti di cogenerazione alimentati ad olio vegetale (fonti rinnovabili) può diventare, grazie agli incentivi previsti dalle normative vigenti (legge 23/07/2009 n 99) oltre che un modo per velocizzare gli iter burocratici autorizzativi anche un vero e proprio affare.
Grazie a tali incentivi produrre energia elettrica attraverso impianti ad olio vegetale (fino ad 1 Mwe) puo’ voler dire ottenere in tariffa omni comprensiva 180 euro/mwh utilizzando olio puro proveniente da paesi extra ue, oppure la tariffa omni comprensiva di 280 euro/mwe utilizzando olio puro proveniente da paesi ue nel rispetto del regolamento del consiglio Europeo 73 del 19 Gennaio 2009. (In alternativa può essere utilizzato il sistema dei certificati verdi www.gse.it)
Gli impianti ad olio vegetale che utilizzano combustibile extra ue (olio di palma) hanno tempi di rientro soddisfacenti solo se la parte termica prodotta dal cogeneratore viene utilizzata completamente (tempo di rientro semplice ca 5 anni), mentre gli impianti che utilizzano olio vegetale europeo (colza, girasole) con gli incentivi previsti rientrerebbero anche in 2,5 anni con dispersione completa del calore(tempo di rientro con utilizzo della parte termica: 1,8 c.a).
Facendo due conti “carta e matita” il guadagno annuale ottenuto installando un impianto di cogenerazione ad olio vegetale, 410Kwe fatto lavorare per 7800 ore anno si aggirerebbe all’incirca (con il massimo incentivo 0,28 e totale dispersione del calore) intorno ai 260.000 euro anno (!)
Allo stato attuale la normativa di riferimento per quel che riguarda la sola generazione elettrica è il dlgs 387/03 che consente l’installazione di questa tipologia di impianti solo attraverso la così detta autorizzazione unica (in conferenza dei servizi) per impianti da 200Kwe a 999Kwe ed in determinate aree.
La “semplice” Dia vale invece per gli impianti fino a 200Kwe e per quelli “nobili”, fino ad 1Mwe, che dimostrano di essere ad alta efficienza energetica e che riescono quindi ad utilizzare tutto il calore disponibile o comunque in massima parte (salvo comuni province e regioni ostili).
L’azienda albergo verrebbe in questo modo economicamente sostenuta da una “seconda occupazione” spesso ahimè più remunerativa della primaria.
Diversi poi sono i fondi di investimento anche esteri che si apprestano ad entrare in questo mercato proponendo soluzioni finanziarie al 100% del capitale a bassi interessi ed a volte senza richiedere equity, come diverse sono le Esco italiane che propongono alle aziende i così detti servizi energia.
L’unico ostacolo per chi vorrà dedicarsi al “fai da te” è determinato dal fatto che per ottenere l’incentivo più elevato (0,28 euro/kwh) si attende una circolare ministeriale che molti chiamano decreto attuativo, che deve esplicitare quali sono i documenti che vanno presentati per dimostrare la provenienza e la procedura di estrazione(rigorosamente meccanizzata e non chimica)in uscita prevista dopo tanti rinvii proprio nel mese di marzo(fonte interna Gse), nel frattempo viene riconosciuto lo 0,18.
In attesa che il mercato si riprenda mi pare opportuno iniziare a pensare seriamente anche ad un piano “c” come la Cogenerazione a fonti rinnovabili.
Tra guerra dei prezzi e speculazioni la necessità di una nuova “Formazione Alberghiera”
29 Aprile 2009
Ciclicamente ed un po’ in tutte le città importanti d’Italia si legge di piccole e grandi schermaglie tra gli organizzatori di eventi fieristici e gli albergatori.
I primi vengono spesso accusati di offrire gli spazi fieristici a prezzi esorbitanti, ciò indurrebbe gli espositori a disertare gli eventi, i secondi di speculare sui prezzi delle stanze aumentandoli sensibilmente soprattutto in vista di manifestazioni importanti.
Il mio pensiero è che questa diatriba sia ormai priva di ogni senso.
Al di là dei discorsi populistici che consigliano di osservare il proprio giardino senza curarsi di quello del vicino, vi è un sostanziale “senza senso” che dovrebbe spingere gli abili manager dei due settori a farla per sempre finita.
Per quello che riguarda il mondo delle fiere, è evidente che una crisi incombente maturata nel tempo e solo recentemente esplosa, la capacità del web di carpire i visitatori comodamente dall’azienda e con sforzi economici molto inferiori, la concorrenza di nuovi siti fieristici “low cost” nati e cresciuti in località stagionali (un considerevole vantaggio) hanno contribuito e continuano a contribuire a rendere obsoleti i classici appuntamenti fieristici annuali.
D’altro canto in tali condizioni, la consueta speculazione degli albergatori nel breve periodo, si ridurrà ulteriormente cessando di dare i propri frutti “compensativi”.
Tali speculazioni sono infatti diventate per gli albergatori, da tempo, il sintomo preoccupante che vi è un profondo “dissesto” (cronico) dell’occupazione media annuale e ciò è diretta conseguenza anche dell’indiscriminata costruzione di Alberghi in luoghi dove la necessità di un numero elevato di stanze era ed è (molto meno) funzionale proprio agli eventi fieristici.
La “sovra-concorrenza” tra l’altro è il risultato del proliferare di nuove autorizzazioni a costruire alberghi rilasciate dai comuni sulla spinta (politica) oltre che degli immobiliaristi anche degli enti fieristici che hanno sempre visto, sbagliando, nell’aumento di disponibilità di camere un incentivo a partecipare, per gli espositori.
Non è mio interesse pensare ad una soluzione per le Fiere e per il loro adattamento ad un mondo in rapido cambiamento che le rende sempre più elitarie, ciò che mi interesserebbe di certo risolvere è il problema occupazionale degli alberghi.
Ora che in economia va tutto male o quasi, è indispensabile crescere unendo al vocabolario alberghiero oltre che la parola speculazione anche la parola concorrenza.
Il proporzionato equilibrio tra tariffe e qualità è da sempre la chiave per il successo di un albergo, un successo nel medio lungo termine, ma certamente un successo più duraturo di quello speculativo.
A questo scopo ancora di più del passato la formazione del personale addetto alle vendite ed all’accoglienza ed alla corretta gestione del soggiorno del cliente rimane al vertice delle azioni importanti da compiere per raggiungere lo scopo.
Questo investimento nella formazione va però supportato dal governo che dovrebbe aiutare il settore ad investire nella formazione, proponendo corsi formativi a partire dai licei, attinenti al mondo del lavoro e specialistici, e non completamente dissociati dalla realtà come è avvenuto negli ultimi anni.
Revenue management: l’equilibrio tra occupazione, revpar e reputazione
9 Luglio 2009
Da sempre sono parecchio dubbioso e spesso molto critico su quelle che vengono definite le “nuove” tecniche di vendita alberghiera, dato che sono ormai passati 20 anni dal loro utilizzo in Italia.
L’ospitalità che ha radici antiche si basava inizialmente sulla fiducia e sull’amicizia, a questo proposito ricordo anche soltanto l’usanza, a cui erano soliti aderire una moltitudine tra gli antichi abitanti di questa terra, di spezzare un vaso, una moneta o altro oggetto a metà consegnandone una parte all’ospite per garantire (!) a lui ed addirittura ai propri discendenti di essere riconosciuto come tale anche nei decenni, se non nei secoli a venire.
L’ospitalità è da sempre una piacevole consuetudine e mai un abominevole mercato.
La monetizzazione dell’ospitalità, che ben conosco ed accetto, non va semplicemente interpretata come una “Borsa” moderna, sia perchè come dirò in seguito non è così certo che sia economicamente conveniente, sia perchè spesso non è etica.
Non volendo apparire dal pensiero eccessivamente vetusto e dall’animo solamente romantico, tralascerò volutamente di trattare la parte etica, poiché ho già parlato nel recente passato su questo portale dell’over-booking sostenendo che se utilizzato in maniera volontaria come pratica commerciale deve essere tradotto in italiano semplicemente come “inadempienza contrattuale dell’albergatore” a danno dell’ospite che può chiedere un risarcimento anche morale.
Per fare un po’ di chiarezza sulla storia evolutiva delle “nuove” pratiche commerciali in Italia nell’ambito alberghiero è bene ricordare che la legge 25 agosto 1991 n 284 (liberalizzazione dei prezzi del settore turistico e interventi a sostegno delle imprese turistiche) ha profondamente modificato la disciplina legislativa dei prezzi nel settore turistico; tale norma, infatti ha conferito a ogni singolo operatore la facoltà di determinare liberamente i prezzi del servizio alberghiero.
Dopo tale legge come esplicitato anche dalla Corte Costituzionale, più volte intervenuta sul tema, si è passati da un regime di prezzi controllati-amministrati o concordati a un regime improntato al principio del libero mercato (Corte Costituzionale, 22 aprile 1992,n. 188).
Tale modifica ha conseguentemente rivoluzionato l’atteggiamento commerciale degli albergatori, che hanno iniziato naturalmente ad evolvere passando, poco a poco, da una tariffazione fissa, chiusa e particolarmente rigida, legata alla categoria (numero di stelle), ad una completamente aperta e quindi variabile.
In conseguenza di ciò, in pratica, oggi, spesso accade che la politica tariffaria degli alberghi muti in ragione dei periodi dell’anno ed in stretta relazione all’andamento del flusso di clientela che esso sia più o meno preventivabile.
La così detta alta stagione in alcuni luoghi può restringersi anche solo di un giorno, basti pensare ad eventi sportivi di particolare importanza (finale di Champions league)o a concerti particolarmente attraenti (gli U2)ecc..
L’albergatore è tenuto soltanto alla comunicazione ai sensi dell’art.1 e seguenti della Legge 25 agosto 1991 n.284 dei prezzi minimi e massimi di pernottamento alle Regioni ed alle Province autonome di Trento e Bolzano, entro il 1 marzo per i prezzi che l’operatore intende applicare dal 1 giugno ed entro il 1 Ottobre per i prezzi che l’operatore vuole applicare dal 1 gennaio (ai fini pubblicitari).
L’ampio spazio di autodeterminazione previsto dalla legge consente in termini pratici di poter contrattare ampiamente la tariffa con il cliente finale.
Date le condizioni su esposte nacquero per così dire principalmente due scuole di pensiero: la prima intenzionata a conservare una certa rigidità tariffaria imponendo limiti minimi standard; la seconda, diffusa recentemente, più flessibile e più commerciale (Revenue Management).
Gli albergatori per così dire conservatori, rispetto ai “riformatori”, pur utilizzando le stesse tecniche di vendita delle stanze, quindi addestrando il personale addetto ad una corretta comunicazione e ad efficaci escamotage per portare a termine con successo la vendita, imponendo medesima attenzione al cliente..ecc., sono del parere che l’eccessiva fluttuazione dei prezzi verso il basso in periodi di bassa affluenza, pur se conduce ad una maggiore occupazione media, non migliora in sostanza le “entrate” rispetto ad un’occupazione più bassa ma con tariffe più elevate.
Il parere del Cornell’s Center for Hospitality Research (“Analisi sull’industria alberghiera americana”) che segue ad un parere simile di analisti inglesi (fonte Job in Tourism) recita: “il vecchio adagio della teoria classica del revenue management, secondo cui sarebbe sempre meglio vendere una camera a prezzi bassi piuttosto che non venderla, non corrisponde alla verità, neppure in tempi difficili. È questa la scoperta più importante della ricerca “Competitive pricing in uncertain times”, realizzata dai docenti Cornell, Cathy Enz e Linda Canina, in collaborazione con il presidente della società di consulenza Str Global, Mark Lomanno. «Il nostro scopo era quello di confrontare gli effetti delle strategie di prezzo tra concorrenti diretti, prima in una fase economica debole, poi in un periodo di crescita economica», spiega Enz. «Utilizzando il database fornito da Str, in particolare, abbiamo potuto analizzare i prezzi relativi, l’occupazione e il revpar di oltre 67 mila alberghi, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2007». «E le nostre rilevazioni sono state costanti, a prescindere dalla situazione economica», prosegue Canina. «Gli alberghi, che avevano mantenuto tariffe giornaliere medie superiori a quelle dei loro concorrenti diretti, avevano sì registrato un’occupazione minore rispetto a questi ultimi, ma anche revpar relativi più alti. E questo è un dato che si è dimostrato valido per tutti i segmenti di mercato». «Complessivamente», è la conclusione di Lomanno, «i nostri risultati suggeriscono che il modo più efficace per ottenere una performance dei ricavi migliore di quella dei concorrenti è quello di mantenere tariffe medie più alte». Lo studio può essere scaricato gratuitamente dal sito del Cornell Center for Hospitality Research all’indirizzo: http://www.hotelschool.cornell.edu/research/chr/pubs/reports/2009.html”
Quanto sostenuto Cornell’s Center for Hospitality Research non è certamente esaustivo intanto perchè si tratta di industria alberghiera americana e non nostrana, poi perchè ragionamenti come quello proposto vanno analizzati nel profondo valutando, degli alberghi presi a campione, il numero di camere, la loro ubicazione, la quantità e qualità dei servizi offerti, il numero di addetti, la loro esperienza di vendita…ma è certamente indicativo del fatto che non esiste un valore universale della teoria proposta ovvero il Revenue Management.
Quello che per me è certo è che l’eccessivo e smisurato utilizzo di tecniche di vendita speculative, che invito il lettore ad approfondire documentandosi, spesso vadano anche a danneggiare l’immagine dell’albergo stesso che le applica.
È altrettanto vero che dall’altra parte, l’eccessiva rigidità tariffaria soprattutto se non abbinata ad una corretta crescita qualitativa, in un mercato così aperto, possa avvantaggiare troppo quei colossi alberghieri che fanno della speculazione – ahimè – la sola ragione primaria di esistenza.
Come gli antichi va ricercato il punto di equilibrio..
Finanziamenti per interventi di efficienza energetica a favore degli Hotel dell’Emilia Romagna
29 Luglio 2009
Diversi sono i bandi già usciti insieme a quelli che usciranno anche il prossimo anno in tutte le Regioni per accedere ai finanziamenti per interventi di efficienza energetica, destinati al settore turistico.
Tra le novità più interessanti che riguardano la possibilità di accesso a finanziamenti rivolti al mondo turistico-ricettivo è da segnalare il Bando attivato per esempio dalla Regione Emilia Romagna a favore delle imprese del settore turistico anche per interventi legati all’efficienza energetica, denominato “Sostegno alla qualificazione delle attività di servizi a supporto della fruibilità del patrimonio culturale ed ambientale”.
Con delibera G. R. n. 445 del 6 aprile 2009 la Regione Emilia Romagna ha approvato un bando a favore delle piccole imprese per l’incentivazione di interventi nei settori del commercio, dei servizi e del turismo strettamente connessi agli interventi di sviluppo individuati dai PVTP (Programmi di Valorizzazione Territoriale Provinciale). Il grado di coerenza con i PVPT è uno degli elementi di valutazione più importanti per determinare la graduatoria dei progetti.
Tra gli interventi ammessi dal bando ci sono: realizzazione, recupero, trasformazione, ristrutturazione, ampliamento, riqualificazione, ammodernamento ed introduzione di innovazioni connesse con l’attività svolta; in particolare l’Allegato B del Bando finanzia “interventi innovativi di ristrutturazione, riqualificazione, diversificazione, di strutture ricettive alberghiere prevalentemente finalizzati all’introduzione di tecnologie per il risparmio energetico”.
L’agevolazione consiste in un contributo in conto capitale dal 30% al 50% della spesa ammessa (per un importo massimo di 200mila euro) concesso secondo la regola “de minimis”.
Il costo complessivo dell’intervento non può essere inferiore a 30mila euro.
La domanda dovrà essere presentata (utilizzando la modulistica di cui all’ Allegato D del bando) entro il 30 settembre 2009 (i termini sono stati recentemente prorogati) alla Provincia in cui si realizza l’intervento agli indirizzi indicati all’allegato F, esclusivamente con raccomandata A/R. Sulla busta dovrà essere apposta la dicitura “Domanda ai sensi dell’Attività4.2.1. POR-FESR 2007-2013”.
Le domande saranno valutate da apposite commissioni provinciali, secondo i criteri di ammissibilità sostanziale. Terminata la valutazione, ciascuna Provincia approverà la graduatoria dei progetti ammissibili.
Il contributo sarà liquidato agli aventi diritto o in un’unica soluzione (ad ultimazione dell’intervento e dietro presentazione di apposita documentazione di rendicontazione finale) o in due soluzioni comprendenti una quota pari al 50% del contributo concesso subordinatamente alla presentazione o di apposita documentazione di rendicontazione di una quota pari almeno al 50% dell’intervento ammesso con saldo a conclusione dell’intervento e dietro presentazione di apposita documentazione di rendicontazione finale.
Risorse disponibili
La seguente tabella riporta il riparto a livello provinciale di tutte le risorse disponibili per il finanziamento del bando e per l’attività rivolta alle imprese:
| PROVINCIA | % | QUOTE PROVINCIALI |
| Ferrara | 10 | 2.406.000,00 |
| Ravenna | 12 | 2.894.400,00 |
| Forlì | 11 | 2.683.200,00 |
| Rimini | 20 | 4.869.600,00 |
| Bologna | 15 | 3.637.200,00 |
| Modena | 11 | 2.658.000,00 |
| Reggio Emilia | 6 | 1.584.000,00 |
| Parma | 8 | 2.012.400,00 |
| Piacenza | 5 | 1.255.200,00 |
| Totale | 100 | 24.000.000,00 |
Il bando rappresenta un’opportunità importante per tutte le attività ricettive alberghiere dell’Emilia Romagna che vogliono investire sull’efficienza energetica e sull’innovazione tecnologica per diminuire i costi della bolletta energetica, assicurandosi contestualmente continuità e qualità della fornitura di energia.
Tra gli interventi più interessanti ammessi a finanziamento rientra anche l’inserimento della micro-cogenerazione, ossia la produzione combinata di energia elettrica e calore in impianti autonomi di piccola taglia installati ed utilizzati direttamente dal cliente finale. Tale soluzione permette di ottenere un elevato grado di indipendenza energetica (sia elettrica che termica) con la massima qualità, garantendo sempre un alto rendimento complessivo e con un tempo di rientro dell’investimento generalmente molto breve (PBP medio da 2 a 6 anni).
Aumentare i profitti con maggiori servizi: e l'energia?
Oggi più che mai, l'aumento dei servizi offerti alla Clientela è un importantissimo fattore critico di successo nel settore turistico/alberghiero.
Per ottenere un maggiore successo nella "vendita" della camere d'albergo, vincendo la concorrenza, non basta offrire servizi, quali frigo bar, aria condizionata, televisione, telefono che ormai vengono ritenuti dalla clientela come standard, ma bisogna offire di più ed andare verso nuove direzioni.
La direzione migliore è quella che porta verso le nuove esigenze del cliente che sempre di più è attento alla comodità (trasporti, intrattenimento), al benessere (zone relax piscine) ed all'approccio ambientale dell'albergo (eco compatibilità).
Aumentare i servizi di un albergo o di una struttura ricettiva si traduce inevitabilmente in un aumento di necessità energetica (elettricità, calore, condizionamento). In questa ottica, è giusto rimanere ben informati sulle innovazioni tecnologiche ed è importante sapere che oltre alle fonti rinnovabili(solare, eolico..) vi siano altri modi per ottenere l'energia in più che serve in modo economico, rapido, autonomo e rispettoso per l'ambiente, ossia producendola in proprio, direttamente in albergo.
Dal Totem della Fiat, uno dei primi o forse il primo esperimento di micro cogenerazione Italiano sono passati ormai circa 35 anni.
Con il termine cogenerazione, per chi sentisse questo termine per la prima volta si indica la produzione contemporanea di diverse forme di energia secondaria (energia elettrica e termica,) partendo da un'unica fonte combustibile (gas metano, gpl, bio gas).
Il cogeneratore in buona sostanza consente l'auto produzione di elettricità e calore.
In periodi storici come quelli che stiamo vivendo, periodi in cui i costi dell'energia elettrica sono elevati e tendono a crescere ulteriormente, in molti iniziano a dare più che uno sguardo alle moderne tecnologie per risparmiare..
Oltre alle fonti rinnovabili, che consentono di produrre energia per esempio attraverso il sole o il vento ma sono condizionate da fattori atmosferici spesso imprevedibili, vi è appunto la cogenerazione.
A tale scopo un'azienda operante in tutto il territorio Italiano, propone al comparto alberghiero, una macchina che permette di produrre energia elettrica e termica contemporaneamente, sempre con il massimo rendimento e adattandosi istantaneamente alla richiesta dell'utenza. Tale macchina oltre a superare le difficoltà che spesso si incontrano nel tentativo di ottenere aumenti di potenza elettrica dai distributori tradizionali, consente un drastico abbattimento dei costi dell'elettricità e del gas.
Quella messa sul mercato è finalmente una soluzione ideale per produrre autonomamente energia pulita in maniera sicura e continua, a basso costo, nel rispetto dell'ambiente.
L' Hotel Conchiglia di Cervia per esempio ha adottato con successo la microcogenerazione evoluta. Il suo utilizzo ha consentito di disporre in tempi rapidi dell'aumento di potenza elettrica necessaria all'ampliamento dell'hotel, di ridurre gli sprechi economico-ambientali e di produrre puntualmente l'energia richiesta con una totale garanzia di continuità e di qualità.
L'utilizzo di tale soluzione cogenerativa ha consentito, quindi, di migliorare la qualità nella fornitura di energia elettrica e ridurre significativamente gli sprechi economico/ambientali. L'assetto cogenerativo, inoltre, ha permesso di ottenere ulteriori risparmi grazie al recupero di tutto il calore prodotto durante l'erogazione di energia elettrica; calore che viene utilizzato dall'hotel sia per l'acqua calda sanitaria, sia per le altre utenze termiche, tra le quali lavanderia e piscina.
Un po'di etica: il "revenue management" alberghiero e l'overbooking
Pubblicato su FormazioneTurismo.com il 17 Settembre 2008
L'overbooking è considerato nella pratica di management alberghiera, di certi "professionisti" della vendita, non come un inadempimento contrattuale ed un fatto illecito, ma come una vera e propria tecnica di vendita.
Tale pratica utilizzata dagli albergatori da tempi immemorabili, per ottenere, a dire di alcuni, una ottimizzazione delle vendite, è stata di recente riesumata per avvallare la creazione di nuovi mestieri e contribuire alla nascita di nuovi laureati disoccupati.
Da sempre alla base del "rendimento alberghiero duraturo", risiede una spiccata capacità di accoglienza, volta ad ottenere una proficua politica di fidelizzazione della clientela.
La fidelizzazione richiede passione e tempo e spesso le tecniche "mordi e fuggi", tese solo ad ottimizzare i profitti nel breve periodo, non fanno altro che illudere "la cassa" e azzerare la clientela.
Nel nostro ordinamento giuridico, vige il principio della cosiddetta libertà delle forme del contratto, principio applicabile anche al contratto d'albergo..
La visita o la semplice telefonata del cliente che, conosciuto il prezzo, prenota la stanza lo vincola al rispetto degli impegni assunti.
La forma scritta -attraverso sottoscrizione contestuale da parte del cliente e dell'albergatore di un contratto o attraverso lo scambio di messaggi scritti-presenta tuttavia l'indubbio vantaggio di rendere più facile in caso di contenzioso la prova della sussistenza del rapporto o delle specifiche condizioni contrattuali stabilite tra le parti."*
Quando per ottimizzare i profitti si consiglia all'albergatore o ad un addetto al ricevimento di "vendere" più camere di quelle disponibili si commette un illecito, una scorrettezza e nel contempo un'azione alla lunga economicamente controproducente.
"L'overbooking è qualificato dalla giurisprudenza come un' inadempimento contrattuale e come fatto illecito e la stessa ha riconosciuto ai clienti che subiscono tale disagio anche un risarcimento per lo stress determinato da tale pratica"*.
Prenotare più stanze di quelle disponibili (l'overbooking), non andrebbe mai considerata una tecnica di vendita bensì semplicemente un grave errore, causa di danno, sia per il cliente che per l'immagine dell'albergo che lo pratica.
Per "sollevare" l'albergatore dal rischio del mancato incasso dovuto al no-show, vi sono altre pratiche alberghiere molto più "etiche" e meno dannose.
TEMA, LA MACCHINA EVOLUTA